Il Signore delle Bolle
In un piccolo villaggio all’ombra di una grande città viveva un uomo, noto in tutto il mondo per quello che era il suo mestiere, produrre bolle di sapone e spedirle in tutto il mondo. I bambini cinesi, gli italiai, gli americani, gli africani e persino i bambini dei due poli conoscevano le sue bolle. Tutti si lasciavano cullare nell’aria fissando estasiati quelle bolle che, a quanto si dice, racchiudevano delle fiabe. Bastava soffiare ed osservare attentamente la bolla, ed ecco che subito pareva di vivere un avventura, un sogno. A modo suo, scaldava il mondo e lo rendeva ancor più bello.
Questo Signore tanto famoso era un Italiano, considerato da alcuni ancor più geniale dello stesso Da Vinci. La sorte, carica del suo magico umorismo, gli aveva fatto perdere tutti i capelli così che anche lui ora assomigliava un po a una bolla. La produzione delle bolle era una cosa molto complicata, “un arte” diceva. Stava seduto al suo banco di lavoro e le preparava una alla volta. Soffiava nel bastoncino imbevuto di sapone e mentre la bolla volava libera, lui le raccontava una fiaba, e lo faceva con tale maestria che nella bolla veniva impressa la fiaba in ogni suo dettaglio e mistero.
Un giorno si alzò alla mattina presto quando nasce il sole e pianse. Pianse acqua e sapone, ma pianse. Con l’avanzare dell’età cominciava a pensare alla morte e, si sa, con la morte davanti ci rendiamo conto di noi stessi e la nostra vita ci viene mostrata come su un vassoio. E a lui la sua vita non piaque. Era solo.
Andò a lavoro come ogni giorno, ma gli occhi erano sempre bagnati e tremanti. Più cercava di non pensarci più si rendeva conto della sua situazione. Ogni sua abitudine, ogni suo oggetto, ogni suo pensiero lo riportava nella sua triste solitudine. Con un fazzoletto si asciugò le lacrime, prese il bastoncino imbevuto di acqua e sapone e soffiò. Era un soffio stanco, disperato. Mentre la bolla volava cominciò a pregare, pregò con tale disperazione che si fece tenerezza da solo, tanto che si guardò in torno colto da un leggero tocco di vergogna. Ma niente. La bolla librava triste nell’aria, senza nemmeno degnargli un minimo di attenzioni. Stava per riprendere a piangere quando la bolla si adagiò sulla scrivania senza scoppiare. Rimase immobile, guardando dentro la bolla, cercando di capire l’inspiegabile ma a un tratto la bolla scoppiò liberando un vapore giallo, così tanto da riempire la stanza. Cominciò a scacciare quel vapore sbracciando in ogni direzione ed a un tratto cadde a terra seduto e col fiatone.
Il vapore si dileguò e da quella nebbia venne fuori una bambina. Gli si blocco il cuore come se si trovasse davanti a tutta la bellezza del mondo, a tutta la tenera dolcezza a cui riusciva a pensare. E inebriato senti il suo cuore riprendere a battere con più passione. La bambina lo guardava sorridente, aveva due guanciotte graziose e delle fossette ai limiti delle sue piccole labbra. Camminò verso di lui e lo abbracciò. E tutta latristezza si sciolse in quell’istante. Il tempo riprese a scorrere e il Signore delle bolle, perchè era di per certo un Signore, visse felice con la sua Meravigliosa figlioletta che a suo modo aveva messo al mondo.

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